Si fa un gran parlare di Industry 4.0 e di digitalizzazione e anche l’industria italiana, sostenuta da interessanti opportunità di finanziamento, si sta avviando velocemente in tale direzione. Gli effetti dell’industry 4.0 a livello performance quali riduzioni costi, aumento della produttività, “servitizzazione” e mass customisation sono ormai ben conosciuti dalle aziende. Ma cosa possiamo dire relativamente alle performance ambientali? Le tecnologie dell’Industry 4.0 veramente migliorano tali performance?

Ogni rivoluzione industriale ha portato con sè grossi benefici per la collettività ma spesso anche severi danni all’ambiente…altrimenti non si parlerebbe di sostenibilità ambientale….Che dire della prima rivoluzione industriale e dello smog creatosi in molte città inglesi a causa dei fumi da combustione del carbone? E dell’inquinamento creato dalle automobili che, ironia della sorta, dovevano sostituire i cavalli creatori di rifiuti (organici) puzzolenti ovunque. Con la terza rivoluzione industriale, poi, stiamo navigando nei rifiuti della plastica ed emettendo senza controllo CO2. E la quarta rivoluzione cosa ci riserverà? Di fatto siamo appena partiti…

Chi Vi scrive ha pubblicato una ricerca sulla prestigiosa rivista Business Strategy and the Environment utilizzando un campione di aziende manifatturiere che stanno implementando l’Industry 4.0 e le sue tecnologie. I risultati mostrano, in realtà, che non tutte le tecnologie Industry 4.0 sono considerate così rilevanti per incrementare le performance ambientali, anzi, si teme che alcune possano portare addirittura ad un peggioramento.

Procedendo per rilevanza, RFID e smart sensor sono considerati importanti, ad esempio, nella rintracciabilità e gestione rifiuti e, specialmente gli smart sensor, nel controllare condizioni ambientali o prevenire impatti ambientali. Gli smart sensor di ultima generazione, infatti, si collegano nell’IoT (Internet of Things) e possono raccogliere e trasmettere dati su numerose grandezze fisiche facendo scattare allarmi in tempo reale. Le aziende del campione ritengono comunque che i dati ambientali raccolti dalla sensoristica e altre sorgenti nell’IoT abbiano bisogno di software di classe analytics basati sull’intelligenza artificiale (AI) al fine di predire tramite modelli statistici (tipico del machine learning) situazioni che possono portare ad impatti ambientali. Esistono già sul mercato software di AI – machine learning per la gestione dei consumi energetici; presto arriveranno altri per la gestione delle emissioni in atmosfera, nelle acque e per la gestione dei rifiuti. Le aziende della ricerca ritengono abbastanza importante anche poter disporre di software di simulazione che possano analizzare in anticipo il processo produttivo simulando i rischi ambientali connessi.

Fra le novità della ricerca, salta fuori che tecnologie quali Robot, COBOT, AMR ed AGV sono viste in senso negativo dal punto di vista dei consumi di energia; spesso infatti sono tecnologie aggiunte che prima non esistevano e che vanno a sostituire semplicemente attività umane ripetitive e/o pericolose. Stesso discorso per l’utilizzo delle stampanti 3D che potrebbero avere, sempre secondo le aziende della ricerca, al limite un moderato effetto di risparmio di materie prime nel creare prototipi e prodotti.

Tecnologie di frontiera come l’Augmented Reality, sono poi o poco note o ritenute di scarso impatto sulle performance ambientali, probabilmente perché non esistono, o sono poche, attualmente, le applicazioni di tali tecnologie per la gestione ambientale.

Per chiudere, una nota di preoccupazione per il problema potenziale dell’enorme quantità di rifiuti di tipo elettrico ed elettronico che tutte queste tecnologie causeranno nel loro fine vita. Ci stiamo liberando con molta fatica della plastica, ma nel futuro prossimo un nuovo nemico potrebbe crescere inaspettatamente.

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